ORGOGLIO CALABRESE - World Liqueur Awards 2020 Amaro Rupes premiato con l’oro!

Posted by vituzzo c on

Ancora una volta la Calabria è protagonista, la soddisfazione è grandissima a Roccella Jonica (RC), per il prestigioso riconoscimento della medaglia d'oro WORLD LIQUEUR AWARDS.
La giuria internazionale dell’ambìto premio ha riconosciuto il “Gold” del World Liqueur Awards 2020 all’Amaro Rupes con la seguente nota di degustazione: "classico all’olfatto e gusto, con sfumature di erbe lascia al palato una morbidezza composita. Sentori di cioccolato allo zenzero e un'amarezza contenuta rendono questo Amaro ricco e allettante.” La giuria ha ben compreso e premiato l’anima classica dell’ Amaro calabrese che affonda le radici in secoli di tradizione “spiritosa” calabrese.
Rupes, grazie al suo gusto deciso e raffinato, dal carattere inconfondibilmente calabrese, recupera questa storia, che racconta un territorio e le sue eccellenze partendo dai prodotti della natura che nascono naturalmente e crescono genuinamente. Trenta erbe officinali ed aromatiche, provenienti dalla Locride, realizzano questa singolare e piacevole alchimia tra note erbacee amare, speziate ed amabili. Per la sua preparazione viene ancora utilizzato il vecchio metodo artigianale della macerazione a freddo degli ingredienti, tra i quali spiccano il finocchietto selvatico, le radici di liquirizia calabrese e l’alloro.
Degustandolo si può rivivere ancora oggi la leggenda che narra di come il nome fu coniato da intellettuali patrioti nella prima metà dell'800, precursori dei moti Carbonari che portarono all’Unità, facendolo derivare dal luogo in cui veniva distillato: ai piedi della famosa Rupe di Roccella, un tempo Anphisia.
Passarono molti anni e Vincenzo, mastro distillatore, detentore della ricetta originale e capostipite della famiglia Errigo, prima di morire alla fine del XIX secolo, strappa una promessa al figlio: "La ricetta di Rupes dovrà essere tramandata ma il racconto di quegli incontri per la libertà dovrà rimanere un segreto almeno per un secolo"; aleggiava ancora il timore del Regno despota che si era dissolto al cospetto dell’Italia. Così quella ricetta fu tramandata nel silenzio, di padre in figlio, per quattro generazioni. Rupes quindi trova le sue radici dall'incontro tra un semplice commerciante con alcuni giovani dagli alti ideali. E grazie a Vincenzo, scomparso nel 2019, che portava il nome del suo trisavolo, ed ai due figli Francesco e Luca, ritorna sulle tavole; ed è bello pensare ad un brindisi, ora come allora, per la libertà ed il piacere, in un momento storico in cui l’Unità Nazionale è ritornata alle coscienze come valore aggiunto nell’essere italiani!
La leggenda

Erano i primi decenni del Diciannovesimo Secolo. La carestia si mostrava con il suo vero volto attraverso la fame. Braccianti e artigiani erano alle strette, vessati dai signorotti delle terre e dalle tasse. Il giovane Vincenzo viveva a Roccella, ai piedi della rupe. Commerciava beni di prima necessità caricando sulle spalle la sua merce per rifornire i paesi limitrofi. Sottobanco, solo agli amici più fidati, vendeva uno stomatico di infusi d'erbe in distillato, estratto personalmente durante la notte ai piedi della rupe in cui viveva, per non destare sospetti ad occhi indiscreti.

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Fonte Ewdard Lear

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Degli ingredienti e della modalità di realizzazione custodiva gelosamente la ricetta tramandatagli dalla cara madre. Fu in una di quelle notti mentre intento a distillare che conobbe Pietro, un giovane avvocato di Roccella di distinta e buona famiglia che si incontrava per discutere, insieme ad altri amici della riviera, all'ombra della notte, a due passi dalla piccola distilleria abusiva. Vincenzo, diffidente inizialmente, accettò di far provare il suo infuso che continuò a portare di notte per alcuni anni. Non osò mai chiedere di cosa si dialogasse in quegli incontri segreti, neppure quando la confidenza fu maggiore. Aveva intuito, però, che i giovani erano poeti, sognatori, portatori e testimoni di una morale tollerante e rispettosa nei confronti di tutti gli uomini e della loro dignità. Qualche volta, dopo aver lasciato l'infuso d'erbe da degustare, sentì in lontananza ​ Pietro chiamare il liquore "Rupes", alzando i calici all'esclamazione "Evviva la Liberà"; "Evviva la Patria". Non capì mai perché Pietro e i suoi amici da lì a poco pagarono quegli incontri con la vita, giustiziati pubblicamente. Custodì gelosamente ​ il segreto di averli incontrati e, per paura, non produsse più il Rupes tanto caro a quei giovani. Passarono molti anni e Vincenzo, poco prima di lasciare la vita terrena, alla fine del XIX secolo, fece in tempo a strappare un'ultima promessa al figlio, non prima di avergli raccontato di quei giovani e del loro sogno di Libertà: "La ricetta di Rupes dovrà essere tramandata ma il racconto di quegli incontri dovrà rimanere un segreto almeno per un secolo"; quasi aleggiasse ancora la paura di quel Regno despota e prepotente, ormai retaggio del passato.​ La promessa fu mantenuta. Quella ricetta fu custodita gelosamente e tramandata da padre in figlio per quattro generazioni.

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